Ellis Island, la Statua della Libertà…e si ritorna a casa…

è l’ultimo giorno negli states, ci si sveglia e si fa colazione con calma, le valigie le abbiamo preparate la sera prima, lascio fuori il Kway, andremo a Ellis Island e alla Statua della Libertà prima di andare all’aeroporto (il volo è alle 21), e fuori il tempo è grigio. partiamo con pullmino, e 10 giorni di viaggio cominciano a farsi sentire, tanto che dormo per tutto il tempo. alla statua si può arrivare partendo da New York o dalla costa del New Jersey di fronte a NY. noi scegliamo quest’ultima. arrivati di fronte alla biglietteria ci si presenta un monumento alle torri gemelle e all’11 settembre decisamente suggestivo
 Le due mura riportano incisi tutti i nomi delle persone morte l’11 settembre, e indirizzano lo sguardo esattamente verso il punto in cui fino al 10 settembre 2001 sorgevano le torri gemelle
e proprio di fronte alle due pareti si trovano due travi di ferro, arrugginite che erano due travi delle due torri crollate…
 la biglietteria per prendere il biglietto del traghetto che consentirà di visitare Ellis Island e la Statua si trova in una vecchia stazione
 prendiamo il traghetto e io mi posiziono sul ponte e da li vedo una delle viste più belle che mi ha regalato questo viaggio…NY dal mare. e da qui si vedono bene le nuove torri in costruzione
e poi mi regala un’altra visione….il colore del mare di NY…
un bel color marrone che neanche il miglior smalto “particulier” di Chanel…
arriviamo ad Ellis Island dopo un paio di minuti di navigazione.
Ellis Island è l’isola dove arrivavano tutti gli immigrati che abbandonavano l’Europa alla ricerca di un’opportunità nel nuovo mondo. spesso rimanevano lì in quarantena…era un luogo di speranze e sofferenze. e oggi c’è il museo dell’immigrazioneil biglietto per l’ingresso al museo è incluso nel costo del biglietto del traghetto, nella sala d’ingresso ci sono tutti i bauli di chi arrivava negli states. visitare il museo è un viaggio nel passato e nei sogni e nelle speranze di chi arrivava nel nuovo mondomentre visitiamo il museo fuori si scatena la tempesta, per fortuna mentre aspettiamo l’arrivo del traghetto che da Ellis Island porta alla statua della libertà, la pioggia ha deciso di graziarci e smettere per  un po’ di venire giù, così posso posizionarmi di nuovo sul ponte e guardare NY dal mare e la statua che si avvicina, ed entrambi sono spettacoli che lasciano senza fiato
e la guardia costiera, con quell’aspetto amichevole (notato la mitragliatrice?) controlla che tutto sia a posto….
la statua si avvicina, ed è l’ennesima emozione che mi regala questo viaggio
scendiamo dal traghetto e superiamo il cancello per arrivare dentro la statua, e passiamo l’ennesimo metal detector. ho passato più metal detector in questi 10 giorni che nel resto della mia vita, e per di più mi hanno fatto buttare un pacco di biscotti buonissimi, perchè non si può portare cibo sulla statua (ma che hanno paura che gli dia da magiare i miei biscotti e faccia ingrassare la statua facendo sfigurare il simbolo degli USA? una terrorista della linea??? mah). anche quai il biglietto alla statua è incluso in quello del traghetto. non si può salire fino alla corona perchè la statua è in restauro ma si può salire solo sul basamento, si entra dentro il museo della statua dove è custodita la fiaccola originale della statua, che era in vetro e veniva illuminata dall’interno
per salire sul basamento si può prendere l’ascensore, ma poichè c’era da aspettare 10 minuti ho deciso di fare i gradini, e poichè avevo solo 20 minuti a disposizione per salire, girare, scendere e tornare a prendere il traghetto, ho fatto le scale di corsa. a metà strada volevo un polmone di riserva…ma arrivata, alzo il naso e la vedo
 sono ai piedi di miss liberty 🙂 riesco a fare il giro del basamento e a guardarmi intorno e volare già a riprendere il traghetto. dobbiamo andare a pranzo e poi avviarci al JFK. pranziamo in uno di quei tipici ristoranti americani che si vedono in molti film, dove ti portano il caffè ogni volta che vuoi e te lo servono in una brocca e ti puoi sedere nei tavolini vicino alle finestre…ricomincia a piovere e arrivare all’aeroporto è un’impresa. ci mettiamo praticamente più di due ore. facciamo il check passiamo la sicurezza e io mi metto a gironzolare per i negozietti. compro qualche smalto OPI a soli 7,50 dollari, al posto dei 15 euro italiani. ceniamo e finalmente arriva il momento dell’imbarco. sono stanca e guardo NY che diventa sempre più piccola contrastata dalla contentezza di tornare a casa e la tristezza di lasciare NY….sono stanca e dormo dal momento esatto in cui salgo sull’aero fino ad un paio d’ore dall’arrivo. arrivata nella mia città ho di nuovo due piedi gonfi come non so cosa. il viaggio è finito… ma ho tante cose da fare anche in Italia 🙂

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11 risposte a Ellis Island, la Statua della Libertà…e si ritorna a casa…

  1. poemonapage ha detto:

    …che bello passare per il tuo blog e sognare l’America…
    Io amo l’inglese a tal punto che vorrei diventare interprete e traduttrice (studio apposta per questo), e amo a cultura americana più di ogni altra cultura anglofona.
    Grazie per questo viaggio…

    Un bacione, Gabry!

    ps: ma tu hai origini americane, quindi? 🙂
    sono molto curiosa! 🙂

  2. icoloridellarcobaleno ha detto:

    Bello bello il tuo resoconto. Avevo sentito parlare del Museo dell’Immigrazione e del fatto che ci fossero esposte le vere valigie di chi arrivava lì per cercar fortuna. E’ bellissimo il paragone tra il mare di New York ed il Particulier!!!:-)

  3. Gran bel racconto della tua esperienza di viaggio.

    Ma meno male che sei tornata !

  4. gabry ha detto:

    -@ poemaonpage: beh “icoloridellarcobaleno” fa la traduttrice, potresti chiedere a lei qualche dritta 🙂 io l’inglese l’ho studiato solo a scuola, e quando sono stata in inghilterra per un mese, ma già questo mi è servito molto a migliorare l’inglese, poi guardo le serie tv in inglese con i sottotitoli e mi traduco le canzoni. questo mi serve molto 🙂 grazie per i complimenti. no, non sono di origini americane, ma ho dei parenti di origini italiane che vivono lì ormai da 3 generazioni (i cugini dei miei nonni) le mie cugine non parlano neanche l’Italiano 🙂
    -@ icoloridellarcobaleno: si il museo dell’immigrazione è un posto davvero toccante 🙂 guarda quando visto il mare ho pensato al Particulier…io non sto bene ahhahaah
    -@ claudio: vuoi sottintendere che ti eri rotto dei miei resoconti??? ahahahha

  5. pensierieperline ha detto:

    la prossima volta che metto il 505 mi verrà in mente il mare di NY! 😀
    io un’esperienza “emozionate” come la tua l’ho vissuta quando sono andata a Genova, ho visitato il museo del mare e al 3 piano c’era la sezione dedicata all’immigrazione
    http://www.galatamuseodelmare.it/cms/nuovo_sito_galata_museo_del_mare-11620.html
    è stata una cosa bellissima. se sei di passaggio te la consiglio!

  6. poemonapage ha detto:

    …sono ripassata da queste parti, su questo tuo bellissimo articolo, per dirti grazie.
    Non avevo mai pensato al colore del mare di NY… Mi hai aperto un piccolo mondo!

    Un bacione, cara Gabry!

    Paola

  7. gabry ha detto:

    – @ pensierieperline: eheheh anche io adesso quando metto un marrone-fango alle unghie penso al mare di Ny 🙂 io non sono mai stata a genova se non di passaggio ma è una delle città italiane che voglio assolutamente andare a visitare, e il museo del mare ne è una tappa 🙂
    – @ poemaonpage: ahahah spero di averti aperto un mondo piacevole 😀 grazie per i complimenti Paola 🙂

  8. bassamarea ha detto:

    Mi sono imbattuta nel racconto del tuo viaggio, davvero coinvolgente.
    Foto e didascalie hanno aumentato il mio desiderio di sbarcare negli Stati Uniti, spero il prima possibile.

    • gabry ha detto:

      è stato un viaggio bellissimo, forse troppo veloce, avrei avuto bisogno di più tempo per vedere e metabolizzare tutto per bene. ma gli states sono un posto da ANDARE A VEDERE.
      ps. grazie per i complimenti 😀

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